lunedì 22 ottobre 2012

Libertà divise


La libertà è uno di quegli elementi su cui quasi tutti concordano: è importante, è una cosa buona, ed è uno dei principali ideali politici, forse il più importante.
Ma la libertà è anche uno di quegli elementi su cui quasi tutti discordano. Quanta dovremmo averne? E' necessaria una restrizione affinché la libertà si sviluppi? Come può conciliarsi la tua libertà di fare una cosa con la mia libertà, in conflitto con la tua di fare altro?
La libertà che guida il popolo di E. Delacroix.
Nel dipinto è rappresentata la lotta per la libertà di varie
classi sociali, incitate da una figura femminile che incarna la Libertà
.
Già in sé è abbastanza complessa, la discussione sulla libertà è ostacolata ulteriormente dal profondo disaccordo sulla sua natura. Aleggia il sospetto che essa possa non essere una vera entità: la parola "libertà" potrebbe cioè non solo avere numerose sfumature di significato, ma riferirsi a numerosi e diversi concetti, anche se correlati. Per far luce su questa scena piuttosto oscura, dobbiamo riconoscere il nostro debito nei confronti di Isaiah Berlin, importante filosofo del XX sec.. Al centro della sua discussione sulla libertà sta una distinzione cruciale tra libertà positiva e negativa.

Due concetti di libertà_ George siede con un bicchiere di brandy di fronte a sé. Nessuna sta puntando una pistola alla sua testa, ordinandogli di bere. Non c'è alcuna coercizione né impedimento, niente che lo costringa a bere né che gli impedisca di farlo. E' libero di fare come vuole. Ma George è un alcolista. Sa che la cosa gli fa male, e potrebbe perfino ucciderlo. Potrebbe perdere gli amici, la famiglia, i figli, il lavoro, la dignità, il rispetto per sé... ma non può essere di aiuto a se stesso. Allunga la mano tremante e porta il bicchiere alle labbra.

Due tipi di libertà molto diversi sono qui in gioco. Spesso pensiamo alla libertà come all'assenza di restrizione o di coercizione esterna: si è liberi quando non vi sono ostacoli che ci impediscono di fare ciò che si vuole. Questa è ciò che Berlin chiama "libertà negativa"; è negativa nel senso che è definita attraverso ciò che è assente: ostacoli o interferenze esterne. In questo senso George il bevitore è completamente libero. Ma George non può aiutare se stesso: è costretto a bere, anche se sa che farebbe il proprio bene non bevendo. Non è del tutto in grado di controllare se stesso, e il proprio destino non è del tutto nelle sue mani. Nella misura in cui egli è spinto a bere non ha scelta e non  è libero. Ciò che manca a George è ciò che Berlin chiama "libertà positiva", positiva in quanto è definita da ciò che è necessario sia presente all'interno di un agente: autocontrollo, autonomia, capacità di agire in accordo con ciò che si è razionalmente stabilito essere il proprio interesse. In questo senso George, chiaramente, non è libero.

Libertà negativa_  Siamo liberi, nell'accezione negativa di Berlin, in quanto nessuno interferisce con la nostra capacità di agire come vogliamo. Tuttavia nell'esercitare la nostra libertà, inevitabilmente ci pestiamo i piedi a vicenda. Esercitando la mia libertà di cantare squarciagola in bagno, nego la tua libertà di goderti una tranquilla serata. Nessuno può godere di una libertà priva di impedimenti senza ledere la libertà degli altri; pertanto, quando le persone vivono insieme in società è necessario un certo grado di compromesso. La posizione adottata dai liberali classici viene definito attraverso il cosiddetto “principio di danno”. La sua enunciazione più famosa ci viene dal filosofo vittoriano J.S. Mill nel suo saggio “Sulla libertà”, in cui si stabilisce che gli individui devono essere liberi di agire in un modo che non rechi danno agli altri; solo quando sia compiuto un tale danno, la società è giustificata nell'imporre restrizioni. In tal modo possiamo definire un’area di libertà privata che è sacrosanta e immune da interferenze e autorità esterne. In questo spazio gli individui possono assecondare il proprio gusto e le proprie inclinazioni personali senza ostacolo; in un senso politico, sono liberi di esercitare diversi diritti o libertà inviolabili: di parola, associazione, coscienza e così via.

E’ generalmente dominante, almeno nei paesi occidentali, l’accezione negativa di libertà esposta dai liberali, ma restano aperte molte spinose questioni. In particolare, possiamo chiederci se la libertà goduta da chi non abbia né la capacità né le risorse per fare ciò che è “libero” di fare, meriti davvero tale nome. Questa è l’ombra della libertà che incombe ogni cittadino degli Stati Uniti, libero di diventare presidente. E’ vero, non esiste alcun ostacolo legale o costituzionale, cosicché tutti i cittadini sono in tal senso liberi di diventarlo; ma, di fatto, esclusi dalla reale possibilità perché non hanno le risorse necessarie in termini di denaro, istruzione e condizione sociale. Sono privi, cioè, della libertà effettiva di esercitare i diritti che formalmente detengono. Tuttavia, nel rimediare a queste mancanze per trasformare la libertà meramente formale in libertà reale ed effettiva, il liberale dotato di una sensibilità sociale potrebbe essere costretto ad appoggiare forme di intervento statale che appaiano più consone a una interpretazione positiva della libertà.

Libertà positiva_ Mentre quella negativa è libertà da interferenze esterne, la libertà positiva è generalmente caratterizzata come libertà di raggiungere determinati fini, come forma di acquisizione di potere che permette a un individuo di adempiere alle sue potenzialità, di conseguire una particolare visione della propria realizzazione, di raggiungere uno stato di autonomia personale e autodominio. In un senso politico più ampio, la libertà nell'accezione positiva è vista come liberazione da pressioni culturali e sociali che impedirebbero altrimenti il progresso verso la realizzazione di sé.

Mentre la libertà negativa è essenzialmente intersoggettiva, in quanto esiste come relazione tra le persone, la libertà positiva è intrasoggettiva, cioè ci sviluppa e viene alimentata all'interno di un individuo. Proprio come in George il bevitore vi è un conflitto tra la sua natura più razionale e i suoi più elementari appetiti, così il concetto positivo di libertà presuppone generalmente una divisione dal sé in parti superiori e inferiori: il raggiungimento della libertà è contrassegnato dal trionfo del sé superiore, moralmente e razionalmente preferibile.


“Il soggetto – una persona – è o deve essere lasciato libero di fare o essere ciò che è in grado di fare o essere, senza interferenza da parte di altri” (I. Berlin, 1959)

Berlin fu così cauto nei confronti della libertà positiva proprio a causa dell’idea di anima divisa che sentiva implicita in essa. Per tornare a George, la parte che comprende quale sia il proprio bene autentico è considerata il sé superiore, più razionale; se egli è incapace di incoraggiare questa parte affinché prevalga, forse ha bisogno di un aiuto esterno, proveniente da persone più sagge di lui e in grado di vedere meglio come dovrebbe agire.
Non è difficile, allora, sentirsi giustificati a separare fisicamente George dalla sua bottiglia di brandy. E ciò che vale per George vale anche per lo Stato, temeva Berlin: marciando dietro la bandiera di una libertà (positiva), il governo si volge alla tirannia: stabilisce infatti un obiettivo particolare per la società, dà priorità a un certo modo di vivere, decide ciò che i suoi cittadini debbano desiderare senza minimamente considerare i loro effettivi voleri.

“Manipolare gli uomini, spingendoli verso obiettivi che vedi solo tu, riformatore sociale, ma non loro, equivale a negare la loro essenza umana, a trattarli come oggetti senza volontà propria e, dunque, a degradarli.” (I. Berlin, 1959)

Abuso di libertà_ “Oh libertà! Quali crimini sono commessi nel tuo nome!”. Così esclamò Madame Roland prima dell’esecuzione nel 1793. Ma le atrocità e gli eccessi della Rivoluzione Francese sono solo un esempio degli orrori che sono stati perpetrati nel nome della libertà, specialmente nella sua accezione positiva. La profonda sfiducia di Berlin nella libertà positiva fu alimentata dagli orrori del XX sec., specialmente quelli commessi da Stalin. Il guaio deriva dal credere (e questo è il vizio del riformatore sociale) che vi sia una sola via giusta per la società, una sola cura per i suoi mali. Contro questa prospettiva, Berlin stesso fu convinto propugnatore del pluralismo dei valori: esiste una pluralità di beni distinti e incompatibili, a proposito dei quali le persone devono compiere scelte radicali. L’attaccamento liberale di Berlin alla libertà negativa era sostenuto dall'idea che questo tipo di libertà favorisse l’ambiente più propizio in cui poter controllare e plasmare la propria vita operando scelte consapevoli.



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